Ho un disperato bisogno di bellezza

E so che a volte è un concetto difficile da comprendere e ammettere a…se stesse.
Mi trovo in momento della mia vita in cui penso che il nostro livello di acidità (perché: tutte le siamo profondamente) verso uomini e il mondo intero sia direttamente proporzionale a quanto riusciamo dare ampio spazio e respiro alla nostra bellezza.

E non dipende dalla taglia XXS, XS, S, M, L, XL, XXL, dal colore dei capelli o dal tipo di jeans che indossiamo bensì da quanto spazio siamo capaci di creare per esprimere quella parte di noi che, spesso, è messa in secondo piano. La donna oggi è una creatura multitasking: lavora, cucina, lava, pulisce, sistema, ordina casa.

In più, se ha figli, assorbe tutte le paturnie, malesseri, stati d’animo dei figli stessi. Ed ecco che, pian piano, il fiore che è dentro ognuna di noi si appassisce soffocato da chi non apprezza quanto, in realtà, facciamo ogni giorno con Testa – Cuore -Pancia.

L’ Arte di Rallentare.

Alla soglia dei miei 32 anni anni ho deciso consapevolmente di fare mia questa filosofia di vita.

Vivo a Torino: una città in cui sono nata e cresciuta.

Una città dall’anima industriale fatta e abitata da persone che, per moltissimo tempo, hanno puntato la sveglia alle 5 del mattino per prendere il tram e fare capolinea in fabbrica – prima fra tutte la Fiat – inserirsi in una catena di montaggio ben precisa e produrre ininterrottamente. 

I giovani entravano in Fabbrica ma sognavano il Politecnico.
Ed essere, un giorno, dottori o insegnanti riscattando
 la fatica dei padri.

Nel bene e nel male, la Fiat era lì: era parte del paesaggio, dei cuori e dei polmoni, dei pensieri, delle attese e delle imprecazioni. Ma tutto finisce. Non restano che le nostalgie, i racconti sbiaditi, quelle albe di mozziconi di sigarette e di baracchini con la pasta riscaldata al pomodoro e un tozzo di pane.

Ma era un’Italia, va detto, che procedeva a testa alta, orgogliosa.
E che non aveva timore del futuro.

E oggi, mentre la catena di montaggio cede il suo posto alla robotizzazione, si fa sempre più evidente l’esigenza di ognuno di scoprire chi siamo, comprendere il nostro reale potenziale alimentato da passione ed entusiasmo.

Quest’ultima è una ricerca, un viaggio, un percorso che non conosce confini e assolutamente personale, perché è un qualcosa che arriva da dentro e che non è assolutamente descritto sui libri o insegnato a scuola. 

E quando avverti quel filo sottile, che ti attraversa, in cui percepisci vuoto, angoscia, frustrazione…Tranquilla.

E’ semplice.

Hai un disperato bisogno di Bellezza.

Sposare un atteggiamento slow, ovvero “lento”, è il primo passo per portare attenzione e presenza a ciò che fai e comprendere realmente che cosa fa parte di te e, al contrario, che cosa va assolutamente eliminato.

Decidere di vivere più lenti permette di gustarti il viaggio cogliendo la preziosità di tutti i dettagli che lo caratterizzano come:

  • dare e ricevere un sorriso inaspettato
  • esplorarsi attraverso attività domestiche mai fatte prima come cucinare un nuovo piatto, combinare ingredienti molto diversi fra loro
  • organizzare una cena in casa – anziché al ristorante –  e creare un momento più intimo e condiviso con le persone a cui vogliamo bene
  • abbandonare la perfezione

Perché nulla è perfetto.

E anche se un quadro è leggermente storto, il risotto con le zucchine è insipido, la libreria del salotto è piena di polvere o colma di oggetti disordinati non preoccuparti: l’importante è imparare a vivere stando bene, nonostante l’imperfezione.

Decidere di essere belle, significa esprimersi.

Parti dalla tua casa.
Scegli uno spazio. E parti da lì.
Elimina tutto ciò che non ti suscita nulla semplicemente toccandolo e accarezzandolo.
Lascia ciò che, al contrario, ti suscita emozione.
Esci e osserva le vetrine dei negozi, bar, ristoranti.
Lasciati ispirare.
Acquista sì, ma in modo consapevole ovvero solo ciò che è in armonia con te stessa.

E sii lenta: questo è il tuo momento.

Hai sempre tempo per aumentare il passo.

 

With Love

 

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